Jerry Essan Masslo vittima dell’immigrazione

Ci sono delle storie che più di altre lasciano il segno, perché fanno davvero comprendere come sia dura la vita di chi è costretto a lasciare la propria patria a causa del colore della pelle. A questo riguardo la vicenda di Masslo è un chiaro esempio di come sia necessario prendere coscienza sul grande problema dell’immigrazione, così da poter finalmente cambiare le cose e sensibilizzare le generazioni future.

Per chi non lo sapesse, Jerry è solo un semplice agricoltore sudafricano, un umile bracciante che si dedica ogni giorno alla raccolta dei pomodori, ucciso atrocemente dopo essere diventato un rifugiato politico. Una notte di agosto del 1989 due ragazzi, poco più che adolescenti, con l’intento di rubare la paga dei lavoratori africani, ferirono due braccianti provocando al contempo la morte di Masslo.

L’aggressione sconvolge il mondo intero e anche in Italia verrà molto sentita, visto che per la prima volta nella storia i funerali di un uomo di colore verranno documentati e trasmessi sulle reti nazionali. Tutto ciò porterà ad una presa di posizione da parte delle associazioni umanitarie e dei sindacati, nonché alla famosa manifestazione contro il razzismo tenuta a Roma nel 1989 e alla quale furono presenti oltre 150mila persone.

Il caso di Jerry non è solo un ingiusto assassinio ma cela problematiche più profonde che il mondo politico avrebbe dovuto affrontare con azioni mirate, affinché si potesse mettere la parola fine a tutta una serie di pratiche disumane. Questo spiega come mai dalla morte di Masslo verrà emanata la celebre Legge “Martelli”, attraverso la quale venne definitivamente abrogata la clausola geografica, regolamentata l’immigrazione e definito il concetto di status di rifugiato politico. La normativa, inoltre, ha chiarito le modalità di accesso e respingimento alla frontiera, nonché per poter soggiornare in maniera lecita sul territorio italiano.

Bisogna precisare che la storia di Masslo generò tutta una serie di effetti positivi anche per oltre 200mila lavoratori stranieri, le cui posizioni prive di ogni tutela e garanzia vennero finalmente regolarizzate. In tutte le regioni italiane e soprattutto in Campania iniziarono a nascere diverse associazioni volte a contrastare l’immigrazione e lo sfruttamento dei braccianti sudafricani.

Una vita da rifugiato politico

L’arrivo in Italia e la negazione dello status di rifugiato

Jerry, figlio di contadini e padre di tre figli, riuscì ad arrivare in Italia dopo diverse difficoltà solo nel 1988. Giunto a Fiumicino chiede immediatamente lo status di rifugiato politico, ma che gli viene negato in quanto ai tempi tale condizione poteva essere concessa solo ai migranti provenienti dall’est Europa. Per questo il bracciante sudafricano sarà costretto a restare in aeroporto per ben quattro settimane. La limitazione geografica apparve da subito ingiusta e per questo anche la delegazione italiana di Amnesty International prese un’incisiva posizione sulla questione.

In seguito ad una lunga trattativa intercorsa con il MInistero degli Interni, il profugo riuscì ad ottenere il permesso di entrare in Italia e precisamente di poter essere ospitato dalla “Comunità di Sant’Egidio”, ma venne considerato come rifugiato solo dalle Nazioni Unite. Durante il periodo in comunità, in cui erano presenti profughi di qualsiasi etnia e religione, Jerry riuscì a lasciarsi alle spalle il peso dell’appartheid. Per questo sarà profondamente stupito di poter consumare i pasti quotidiani restando accanto dei bianchi oppure di stringere amicizia con persone provenienti da ogni dove. In poco tempo il bracciante sudafricano entrò nel cuore degli ospiti della comunità della “Terra di Abramo” ed essendo particolarmente abile a suonare la chitarra riesce a generare un forte senso di aggregazione fra le persone che gli stanno accanto.

Inizia inoltre a frequentare le lezioni che si tengono all’interno della comunità per imparare a parlare la lingua italiana e prende parte al gruppo della chiesa battista. Il desiderio del profugo è comunque quello di poter abbracciare e quindi raggiungere la moglie che intanto si era stabilita in Canada. Così, nell’estate del 1989, inizia a lavorare come raccoglitore di pomodori in un piccolo comune in provincia di Caserta, cioè a Villa Literno. Il lavoro gli avrebbe consentito di raccogliere il denaro sufficiente per poter finalmente acquistare il biglietto aereo per andare in Canada.

Le condizioni lavorative non erano in ogni caso accettabili, visto che i braccianti venivano assunti per svolgere dure mansioni a fronte di pochi spiccioli, ovvero 800 lire per ogni cassetta di pomodori. Ecco perché Jerry, proprio qualche giorno prima di essere atrocemente ucciso, decise di rilasciare un’intervista televisiva in cui denunciava lo sfruttamento subito, oltre che il razzismo che quotidianamente gli immigrati sudafricani erano costretti a patire. Occorre ricordare che nel corso di quell’intervista l’agricoltore precisò inoltre di volersi trasferire in un altro Paese, a causa dell’insostenibile clima ostile.

Il giorno dell’uccisione

Il caso che portò a profondi cambiamenti

Jerry e i suoi compagni viveno all’interno di un casale abbandonato e vennero aggrediti da alcuni giovani del luogo che rubarono l’esigua paga guadagnata durante il giorno. Durante il furto Masslo provò ad opporsi ma invano perché venne ucciso dagli spari. La morte del bracciante rappresenta l’inizio di un grande cambiamento, non solo perché i funerali di Stato vennero trasmessi alla Rai, ma anche per le modifiche legislative intercorse volte a combattere lo sfruttamento dei neri e l’immigrazione clandestina.

Gli immigrati colleghi di Jerry organizzarono il primo sciopero per ribellarsi alle condizioni disumane e contro la forma illecita di reclutamento, meglio nota come caporalato. L’evento ebbe un forte impatto e viene oggi considerato un momento storico per l’Italia. Per ottenere il primo intervento legislativo, tuttavia, bisognerà aspettare il 1990, anno in cui entrò definitivamente in vigore la Legge “Martelli” che eliminò le limitazioni geografiche per poter ottenere lo status di rifugiato.

Grazie a questo importante provvedimento furono messe in atto varie azioni umanitarie, fra cui la nascita del “Villaggio della Solidarietà”, un luogo destinato all’accoglienza dei migranti e dotato di tutti i servizi per garantire le migliori condizioni ai lavoratori di colore che vengono assunti con cadenza stagionale. Degne di nota è poi l’ente non profit intitolato a Masslo, costituito da medici allo scopo offrire cure mediche e assistenza gratuita ai braccianti agricoli.

La storia di Jerry, che ha oltrepassato i confini nazionali, è stata molto importante non solo per l’Italia, considerato che è riuscita a porre le basi per un rivoluzionario cambiamento. Nonostante tutto, il bracciante derubato per pochi soldi e poi ucciso in modo ingiusto, viene oggi poco ricordato. Continuare a parlare di questa vicenda vuol dire in definitiva poter conservarne la storia, ovvero non smettere di migliorare le condizioni lavorative dei rifugiati, oltre che di lottare contro il razzismo.

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